Bianco e nero a contrasti netti come un noir di Siodmak per tornare agli anni Settanta delle dittature, ancora oggi ferite aperte in Sudamerica. Mentre Marco Bechis ha finito il secondo film sull’Argentina di Videla e del Garage Olimpo delle torture e dei desaparecidos, ecco dal Cile la ricostruzione delle ore precedenti al colpo militare di Pinochet nella vicenda del capitano, celebre paracadutista dell’aeronautica, Jorge Silva, quando riceve l’ordine di aprire la sua base, e accademia, per “ospitare“ i prigionieri prelevati da soldati, polizia e servizi segreti nella notte. Come sappiamo oggi, e come non poteva sapere Silva, tanti detenuti torturati sarebbero poi saliti sugli aerei destinati a voli senza paracadute.
Costretto anche a interrogare i dissidenti, giudicato da un allievo che lo ammira e sospettato di fedeltà ad Allende, Silva cerca di capire che cosa sta succedendo al suo paese e qual è la reazione giusta secondo norma militare. Ordini... Nel silenzioso, efficacissimo portamento di Silva, costruito da Nicolàs Zàrate secondo i tempi del protocollo militare, del dubbio etico e della disobbedienza civile, l’esordiente Sallato (viene dal documentario) fa della base un labirinto di minaccia e sofferenza che prefigura il destino della nazione negli anni a venire.









