Mentre l’Ice si accanisce su immigrati irregolari senza neppure precedenti penali – e Trump si scatena contro un fantomatico terrorismo transnazionale di sinistra – i terroristi, quelli veri, scontano negli Usa appena qualche mese di carcere. Così indica l’incredibile vicenda dell’ex agente della Dina, la polizia segreta di Pinochet, Armando Fernández Larios, 76 anni, complice dell’omicidio dell’ex ambasciatore cileno Orlando Letelier e della sua collaboratrice statunitense Ronni Moffitt, nonché autore di altre gravi violazioni di diritti umani.

ERA STATO LUI, infiltratosi negli Usa nel 1976 proprio con il compito di sorvegliare i movimenti di Letelier, a consegnare tutte le informazioni raccolte al principale sicario della Dina, Michael Townley, in un bagno dell’aeroporto internazionale Kennedy di New York, per poi far ritorno lo stesso giorno in Cile. Meno di due settimane dopo, il 21 settembre, un’autobomba sarebbe esplosa per le strade di Washington uccidendo l’ex ambasciatore cileno e la sua collaboratrice appena 25enne.

Un attentato – per il quale Townley aveva reclutato anche membri del gruppo di esuli cubani anti-Castro – che aveva contribuito in maniera decisiva ad aprire gli occhi della società statunitense sugli orrori del regime di Pinochet, il cui colpo di stato contro Allende aveva ricevuto, com’è noto, il sostegno attivo del presidente Nixon, grande fonte di ispirazione per Trump.