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Ultimo aggiornamento: 16:09

Una teoria contro ogni evidenza. Così si può riassumere l’intervento del politologo statunitense Edward Luttwak, che, a La Zanzara (Radio24), legge la morte di Alex Pretti, l’infermiere di 37 anni ucciso il 24 gennaio 2026 durante un’operazione della US Border Patrol a Minneapolis, come il risultato di una macchinazione dell’estrema sinistra.

Alla constatazione di Cruciani sull’indignazione suscitata dal caso anche in Italia, Luttwak risponde: “Sì, bene, bene che ci sia indignazione, perché questa è la palestinizzazione degli Stati Uniti”. L’assassinio dell’infermiere non viene descritta come un evento da chiarire, ma come un episodio deliberatamente provocato: “C’è un gruppo di agitatori, che sono la mente: loro trovano un individuo che è come questo uomo che era un infermiere, lo spingono avanti e causano l’incidente”.

Nel suo racconto, Pretti viene scelto perché funzionale alla narrazione pubblica: “Non deve essere una persona antipatica, deve essere una persona carina, come un infermiere. Tu lo spingi, lo fai uccidere e, una volta che viene ucciso, fai propaganda su questo in tutto il mondo”. Luttwak assimila esplicitamente il caso di Minneapolis al genocidio a Gaza: “È esattamente quello che hanno fatto con i bambini a Gaza. Questo è il metodo palestinese”.