Tremilacinquecento oppositori uccisi, ventottomila sottoposti a torture. Questo è stato il regime di Augusto Pinochet in Cile. Per arricchirne il profilo valgono le parole scritte da Sara Gandolfi su questo giornale: «Nel 1978, quando vennero scoperti i resti di 15 desaparecidos in una fornace abbandonata, Pinochet ordinò di riesumare centinaia di cadaveri e di eliminarli. Alcuni finirono nell’oceano e nelle bocche dei vulcani, molti furono semplicemente inceneriti».

All’esperienza di questo assassino si rifà, senza particolari problemi, il nuovo Presidente del Cile José Antonio Kast, eletto con il 58% dei voti nel ballottaggio. Per capirsi: Kast nel referendum del 1988 che sancì la fine del regime illiberale di Pinochet votò a favore della permanenza del dittatore e nel 2017, non un secolo fa, dichiarò che se il capo del regime fosse stato ancora vivo avrebbe certamente votato per lui.