José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano del Cile, è il nuovo presidente, dopo un voto di ballottaggio in cui ha ottenuto il 58,16%, contro il 41,84% della comunista Jeannette Jara, candidata del centro-sinistra ora al governo con Gabriel Boric, di cui è stata ministro del Lavoro. La Jara è andata anche meglio della maggior parte dei sondaggi, che le attribuivano tra il 31 e il 36%. Ma era già chiaro che non ci sarebbe stata storia, dopo un primo turno i cui i tre candidati di destra avevano oltrepassato il 51%. L’unica remota possibilità sarebbe stata assicurarsi tutto il 19,8% di Franco Parisi, candidato anti-casta arrivato terzo, che in effetti sarebbe di destra anche lui, ma ha poi negato il proprio appoggio a entrambi. Poiché un’importante base di sostegno allo stesso Parisi era venuta dalle zone minerarie del nord, la Jara aveva appunto chiuso la sua campagna elettorale a Coquimbo, a 460 km a nord di Santiago. Per cercare di superare le ultime perplessità sul suo conto, ha annunciato che si sarebbe dimessa dal Partito Comunista; ha proposto la costruzione di cinque nuove prigioni; ha promesso che avrebbe espulso i migranti irregolari. Non è servito.
Kast all’estero ha un’immagine truce: non solo per essere di una destra più dura di quella del defunto ex-presidente Sebastián Piñera, ma anche per essere figlio di un ex-militare della Wehrmacht che come molti tedeschi aveva preso la tessera del Partito nazionalsocialista tedesco. Non era però una Ss, come è rimbalzato in Italia. Comunque, ha acquisito un’immagine più moderata per la concorrenza di Johannes Kaiser: candidato arrivato quarto e che si considera il Milei cileno, ma aveva un nonno esule antinazista socialdemocratico. In effetti, Kast è il primo cileno a diventare presidente dopo avere votato a favore di Pinochet nel referendum del 1988. Piñera fu presidente due volte alla testa di una coalizione composta in larga parte da ex-pinochettisti, ma nel 1988 aveva votato no. Ma va ricordato che quattro anni fa, quando pure era arrivato al ballottaggio, Kast fece una figura da gentiluomo per essere andato a congratularsi con il vincitore Boric a scrutinio ancora non terminato. La Jara ha in qualche modo ora ricambiato, salutando il vincitore, e riconoscendo che «il popolo ha parlato forte e chiaro», di aver «parlato con il presidente eletto per augurargli successo per il bene del Cile», che impone di «lasciarci alle spalle l'amarezza, la disinformazione e l'odio». Perciò, «il presidente eletto José Antonio Kast, troverà il mio sostegno in tutto ciò che è positivo per il Cile».












