Fino a qualche tempo fa, diciamo mesi, non ci sarebbero stati dubbi. Il governo di Giorgia Meloni si sarebbe precipitato in prima fila al convegno contro gli Antifa, la sigla americana che sintetizza il nuovo pericolo rosso secondo la dottrina ultraconservatrice di Donald Trump e del popolo Maga. E invece, a quanto pare, il governo si è aggrovigliato nelle sue incertezze, e ha risposto prima di no e poi di sì all’evento del 15 e 16 luglio che nasce su spinta dell’esecutivo ed è patrocinato dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Venerdì sera la Farnesina aveva comunicato che non sarebbe andato nessun esponente di governo né di partito. Meno di 24 ore dopo, Palazzo Chigi ha fatto cambiare programma: per decisione di Meloni andrà un sottosegretario, e stando a fonti di governo la scelta sarebbe caduta sul leghista Nicola Molteni, fedelissimo di Matteo Salvini al ministero dell’Interno.

Secondo il Washington Post l’invito di Rubio allargato a 60 governi, attraverso i ministeri degli Esteri, «suscitato costernazione fra diplomatici americani, analisti indipendenti e alleati europei». Alcuni funzionari hanno parlato di «nuovo maccartismo» e di una campagna da cui non vogliono essere strumentalizzati, commentando con il quotidiano Usa che in nessun Paese Ue il terrorismo di matrice di estrema sinistra è considerato una minaccia. L’Italia, a suo modo, fa eccezione. Ma per motivi esclusivamente politici. Come hanno intuito le opposizioni. Avs ha presentato un’interrogazione per chiedere i motivi dell’adesione. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi accusa Meloni di farsi «strumento dell’ennesima iniziativa della propaganda di Trump a uso interno»: «Se fosse un governo serio e con la schiena dritta direbbe con chiarezza a Rubio che oggi non esiste un pericolo rosso transnazionale e che per le democrazia liberali è ben più forte il pericolo eversivo rappresentato dall’involuzione illiberale degli Usa di Trump». Tra le altre cose a essere incaricato dell’organizzazione è Sebastian Lukács Gorka commentatore radiofonico con legami tra gli ultrà suprematisti e neonazisti Usa, nominato dal tycoon Trump come vice assistente del presidente e Direttore senior per l’antiterrorismo nel Consiglio di sicurezza nazionale.