Renzi e Conte all'attacco della premier dopo lo scontro col leader Usa. Ma c'è chi azzarda una lettura diversa
Ieri, giorno del primo vero scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni, tutta la politica italiana si era stretta intorno alla premier in segno di solidarietà. Il messaggio era più o meno il seguente: attaccare la capa del governo equivale ad attaccare all’Italia, il che lo rende inaccettabile. Ma ora che la faida tra Meloni e Trump continua, le reazioni politiche si fanno più variegate, con i vari leader di partito che cominciano a posizionarsi in vista delle elezioni del prossimo anno.
Salvini: «Parole inutili e sgradevoli»
A esprimere solidarietà a Giorgia Meloni ci pensa il vicepremier Matteo Salvini, che a un gazebo della Lega a Milano commenta così l’ultimo attacco di Trump: «È chiaro che sono parole gratuite, inutili e sgradevoli però non c’è una guerra fra Italia e Stati Uniti. Ci sono già troppe guerre e spero che gli Stati Uniti ci aiutino a porre fine ad alcune di queste guerre, visto che anche in Iran mi sembra che le cose non stiano andando benissimo». Secondo il leader del Carroccio, che fino a qualche mese fa sembrava ingaggiare una sfida con Fratelli d’Italia per chi fosse più in sintonia con l’inquilino della Casa Bianca, «litigare con gli alleati non è utile». Anche perché, chiosa diplomatico Salvini, «chi attacca il nostro presidente del Consiglio attacca tutto il governo e tutto il Paese».












