Sono da poco passate le 11 e i leader stanno quasi per terminare la discussione sul prossimo bilancio Ue, quando le agenzie di stampa battono la notizia dell’attacco frontale e spregiudicato di Donald Trump alla premier Meloni. Le parole, senza precedenti, del tycoon nei confronti di Giorgia Meloni sfiorano soltanto la riunione dei leader. Non sono, e in fondo non potevano esserlo, un argomento da trattare. Ma la solidarietà degli omologhi di Meloni non lascia spazio a dubbi. Nessuno, nel manifestare vicinanza alla premier, sembra ricordare i mesi in cui il capo del governo italiano si presentava come ponte tra l’America di Trump e l'Europa di Emmanuel Macron.
Il primo ad esprimere vicinanza nei confronti della presidente del Consiglio è il primo ministro spagnolo, il socialista Pedro Sánchez. Divisi su diversi fronti, a cominciare da quello della migrazione. Ma oggi inaspettatamente uniti nel prendere le distanze da quel Trump dal quale Sanchez già tempo fa si è allontanato con nettezza. «Ho espresso piena solidarietà in sede del Consiglio europeo», spiega il primo ministro iberico, seguito di qualche minuto dal presidente francese. Subito dopo la conferenza stampa d’ordinanza, intercettato a margine dall’ANSA, Macron ammette: «Sono stato sorpreso dall’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, «la vedrà la prossima settimana» al vertice di Antibes del 25 giugno «e ne parlerò con lei».













