C’è chi apre e chi si distingue: l’eco degli attacchi di Donald Trump a Giorgia Meloni, reiterati anche ieri, si diffonde nel centrodestra, a partire dalla Lega. In visita ai gazebo del partito allestiti a Milano il vicepremier leghista Salvini prima difende la premier: «Parole gratuite, inutili e sgradevoli». E il rapporto con Trump? «Se sono pentito del sostegno? Non mi devo pentire, mi pento e mi dolgo quando vado in chiesa a confessarmi, non è una guerra tra Italia e Usa. Ci sono già troppe guerre e spero che gli Usa ci aiutino a porre fine ad alcune di queste, visto che anche in Iran mi sembra che le cose non stiano andando benissimo…». Nelle stesse ore il suo alter ego di ultra-destra, Roberto Vannacci, non commenta ma rilancia sui social di Futuro Nazionale la risposta di Meloni, evidentemente galvanizzato dai messaggi di amore per la patria.
Tra i due la sfida di specchi è diventata pane quotidiano. Ospite ieri mattina in televisione l’eurodeputato ha ribadito ancora i propri cavalli di battaglia: no al reato di femmincidio («altrimenti creiamo anche l’immigraticidio») e posizioni ancora più severe, se possibile, sull’immigrazione. «Portare la popolazione straniera al 4%» e nessuna cittadinanza per gli stranieri, che andranno via una volta finito di lavorare e acquisiti i diritti. Sono quelle che ama definire «linee rosse», con cui trattare con la maggioranza un’eventuale alleanza in vista delle politiche: «Meloni non mi ha mai chiamato, ma il mio telefono è sempre acceso», ha detto ancora ieri.












