La decisione del presidente statunitense Donald Trump di autorizzare una nuova ondata di attacchi contro l’Iran è maturata dopo un grave incidente al largo delle coste dell’Oman: una nave portacontainer battente bandiera cipriota è stata colpita, riportando danni alla sala macchine e un incendio a bordo.
Ventitré membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, mentre un marittimo di nazionalità indiana risulta disperso: una scomparsa che ha innescato l’immediata rappresaglia di Washington.
L’operazione americana, condotta sotto l’egida del Centcom, ha un obiettivo dichiarato: “proteggere la libera navigazione” e imporre a Teheran un costo per le sue continue minacce al traffico mercantile.
I raid hanno colpito asset militari selezionati, tra cui difese aeree, sistemi missilistici e imbarcazioni paramilitari riconducibili alle Guardie della Rivoluzione, schierate in prossimità dello Stretto di Hormuz.
L’offensiva non è un episodio isolato, ma si inserisce nel quadro di “Project Freedom”, una missione varata dalla Casa Bianca all’inizio di maggio per ripristinare la sicurezza di un passaggio cruciale per gli equilibri globali. Il mare è divenuto il principale teatro di una guerra di deterrenza.













