La comunicazione nata dopo la decisione del sostituto procuratore, che non ha considerato l’ipotesi di reato di femminicidio nell’inchiesta sulla morte di Luigia Fortunato, “rivittimizza” la vittima. Lo sostiene Cristina Perozzi, l’avvocata che rappresenta la famiglia della 33enne uccisa a Loreto da Sami Khemaies, l’ex marito reo confesso del delitto. Secondo la legale fare ipotesi di reato – come quella del femminicidio, appunto – “è ancora prematuro”.
Perché parlare di femminicidio "è ancora prematuro"
La spiegazione del centro antiviolenza
L'omicidio di Luigia Fortunato
Perché parlare di femminicidio “è ancora prematuro”RaiNews riporta le parole con cui Cristina Perozzi, l’avvocata che rappresenta la famiglia di Luigia Fortunato, commenta le polemiche scoppiate dopo la scelta del sostituto procuratore di contestare a Sami Khemaies, reo confesso del delitto, il reato di omicidio volontario con arma anziché il femminicidio.“In quella famiglia non c’era conflittualità ma un padre disfunzionale con precedenti di reato”, ha spiegato la legale.ANSALuigia Fortunato “sollecitava l’uomo a riabilitarsi, consentendogli di avere contatti con il figlio”, ma “questa comunicazione la rivittimizza”.“Dobbiamo lasciare lavorare tranquillamente la magistratura e gli inquirenti, verso i quali ho massima fiducia”, ha aggiunto Cristina Perozzi.La spiegazione del centro antiviolenzaIntervenuta sulla questione, l’avvocata Roberta Montenovo che presiede l’associazione Donna e Giustizia e il Centro Antiviolenza di Ancona, ha specificato all’Ansa che il sostituto procuratore Rosario Lionello ha scelto “una via più cauta perché il maltrattamento in famiglia non sappiamo se c’era”.












