Le immagini del pomeriggio di ieri parlano da sole. A Rodia moto d'acqua impegnate in evoluzioni a poche decine di metri dalla battigia. A Capo Peloro, invece, protagonisti alcuni praticanti di kitesurf che sfrecciavano in prossimità della riva. Attività spettacolari, senza dubbio, ma solo se praticate nel rispetto delle regole e, soprattutto, delle distanze di sicurezza.Un pericolo concreto, percepito anche da chi si trovava in spiaggia. Inutili le proteste dei bagnanti e gli inviti degli addetti alla sicurezza degli stabilimenti balneari: chi era in acqua ha continuato senza modificare il proprio comportamento. Purtroppo, soprattutto nel caso delle moto d'acqua, non si tratta di episodi isolati. Quello accaduto ieri a Rodia si inserisce in una lunga serie di segnalazioni che, ogni estate, arrivano anche da altre località della riviera tirrenica messinese.Le situazioni vengono puntualmente comunicate alle autorità competenti, ma il problema resta quello dei controlli. Il tratto di costa da vigilare è lunghissimo: è impensabile che un'unica motovedetta possa essere contemporaneamente a Capo Peloro, a Rodia e magari anche a Santa Margherita. Una coperta troppo corta per garantire una presenza costante lungo tutto il litorale. Ed è proprio qui che nasce la riflessione. Forse è arrivato il momento di studiare nuove soluzioni, rafforzando la vigilanza o individuando strumenti diversi per prevenire questi comportamenti prima che sia troppo tardi. Perché il mare deve restare un luogo di svago e di libertà, non trasformarsi in una pista per esibizioni pericolose.La cronaca ci ha già insegnato, sulle strade, quanto possano essere devastanti le conseguenze di manovre imprudenti e di comportamenti irresponsabili. Non aspettiamo che accada una tragedia anche in mare prima di intervenire. La prevenzione, ancora una volta, è l'unica rotta possibile.