Toglieteci tutto ma non...
Giovanni M. Jacobazzi
Powered by
Toglieteci tutto ma non gli addetti all’ufficio del processo! Cinque sigle sindacali hanno proclamato questa settimana lo stato di agitazione del personale amministrativo della giustizia. Il bersaglio, però, non è soltanto il governo. Nel mirino finisce anche il Consiglio superiore della magistratura, accusato di essersi spinto fino a intervenire su una materia che appartiene alla contrattazione collettiva e all’organizzazione amministrativa degli uffici giudiziari.
La vicenda ruota attorno all’Ufficio per il processo, la struttura nata con il Pnrr per affiancare i magistrati nello smaltimento dell’arretrato. Dopo la stabilizzazione, dall’inizio del mese, degli oltre dodicimila addetti assunti a termine, il governo è intervenuto con un decreto legge che ha modificato la disciplina del loro impiego. Una scelta contestata dalle organizzazioni sindacali, secondo cui il legislatore è intervenuto su aspetti che poche settimane prima erano stati disciplinati dal contratto integrativo sottoscritto ad aprile. Le sigle avevano allora chiesto un confronto con il ministro Carlo Nordio, ottenendo l’impegno a correggere il testo durante la conversione del decreto. In Senato è così arrivato un emendamento che ripristina almeno in parte il rinvio alla contrattazione collettiva e riafferma il carattere residuale delle attività di cancelleria affidabili agli addetti dell’Ufficio per il processo. Per i sindacati rappresenta un passo avanti, ma non sufficiente, perché la disciplina continua comunque a essere fissata dalla legge anziché dal contratto.








