«Cosa vorrei chiedere al ministro della giustizia? Chiarezza sulle mansioni che dobbiamo assegnare ai neo assunti. Un ripensamento delle piante organiche studiato sui bisogni effettivi degli uffici. Al Sud, per esempio, i tassi di scopertura del personale sono inferiori rispetto a quelli del Nord, che ne ha di altissimi. Quindi, serve più personale e distribuito meglio. Ci basterebbe già la copertura degli organici». Mail che rimbalzano, telefonate continue, lamentele. La presidente della corte d’appello di Torino, Alessandra Bassi, sorride e allarga le braccia: «Siamo nel caos». Presidente, cosa succede?«Siamo nella totale confusione per via delle modalità con cui sono stati stabilizzati gli assistenti del processo assunti in Piemonte e Valle d’Aosta con i fondi Pnrr. La presa in carico è avvenuta il primo luglio. Ma soltanto nelle prime ore di quello stesso giorno è stato pubblicato l’elenco dei posti disponibili». Quali disagi state vivendo?«Qui, nell’ufficio dove si smistano gli appelli, per esempio, ci sono due persone nuove. Ma vanno formate. Poi la redistribuzione non è avvenuta sulla base del fabbisogno reale. Verbania, che aveva nove persone Pnrr, ora ne ha tre. Questa stabilizzazione sarebbe stata l’occasione d'oro per assegnare risorse ai tribunali piccoli che stanno soffrendo. E invece si sono dispersi gli addetti. La nostra giustizia soffre, e di molti problemi. Mancano le risorse umane - a Ivrea servirebbero cinque giudici in più, li ho chiesti - ma anche le strutture». I palazzi di giustizia sono fatiscenti?«Ad Alessandria sono caduti dei lastroni dalla facciata e non si possono usare gli archivi perché si sono allagati. Pare che ci siano anche i ratti. A Vercelli si lavora dentro a un vecchio castello medievale che sarebbe da ristrutturare. A Ivrea hanno piazzato una bomba, tempo fa, perché c’è un recinto facilissimo da scavalcare e non c’è una sola aula capiente abbastanza per ospitare i grandi processi. A fronte di ciò, non mi pare che il ministero stia dando grandi risorse. Poi, c'è il problema del personale amministrativo, che è molto grave». Ce lo spiega?«Il tribunale funziona come l’ospedale. Non bastano i medici, servono gli infermieri. Se mancano i cancellieri e gli assistenti, le notifiche non arrivano e le udienze non si celebrano». Sentita in commissione giustizia, ieri lei ha detto che le risorse pubbliche sarebbero più utili per salvare i tribunali esistenti, piuttosto che per fare rinascere realtà piccole, è vero?«Si vorrebbe ricostituire il tribunale di Bassano del Grappa ma nel Nord la sofferenza è grave, riguardo a strutture e al personale. O si assume in maniera massiccia, e allora ci si possono permettere tribunali ovunque. Se no, in periodo di vacche magre, si rischia di peggiorare, anziché migliorare, la vita dei cittadini. La risposta di giustizia è più immediata se si mantiene efficiente il tribunale di Livorno, non se si apre Porto Ferraio. È una visione miope della giustizia, ragionare sul piccolo senza grandi investimenti e senza una tecnologia funzionante». Avrebbe più senso accorpare i tribunali?«C'è uno studio illustrato dall’Anm che dimostra come l’accorpamento dei tribunali ne abbia aumentato l’efficienza. Va ripensato il concetto di prossimità della giurisdizione in chiave moderna e contemporanea. Occorre assicurare la specializzazione dei giudici, possibile solo in uffici medi o grandi. Se non si pongono rimedi ai problemi del sistema giustizia, le conseguenze sui cittadini sono immediate. Saltano le udienze e i tempi dei processi torneranno ad allungarsi».
“Siamo nel caos, impossibile fare i processi”. Lo sfogo del magistrato rimasto senza cancellieri
La presidente della Corte di appello di Torino, Alessandra Bassi: «Visione miope della giustizia. Il tribunale funziona come un ospedale: non bastano i medici,…






