Patrizia Pompei, presidente del tribunale di Prato, torna sul caso delle 3 udienze rinviate il 28 maggio per sottolineare le precarie condizioni di lavoro che ci sono al palazzo di giustizia alle prese con una scopertura di organico degli amministrativi ingestibile: -50% in tribunale, -33% in procura. Dei dieci cancellieri che dovrebbero essere presenti il tribunale ce n’è solo uno. Insomma, qui la scopertura è del 90%. Una coperta cortissima, che non arriva a coprire nemmeno le ginocchia di una realtà, come quella pratese, alle prese con una complessità criminale importante. Una realtà di cui negli anni tutti gli uffici competenti – dalla Corte di Appello al Ministero della Giustizia – sono stati messi più volte a conoscenza. La scelta di rinviare le tre udienze del 28 maggio è stata "estremamente dolorosa – spiega Pompei – Assieme a tutti i magistrati del penale ho tentato fino all’ultimo di rispettare il calendario stabilito". Il nodo è stato questo: quel giorno i funzionari all’Ufficio del processo (ossia quelli assunti con i soldi del Pnrr) erano a Roma per il concorso di stabilizzazione. Situazione analoga hanno vissuto altre città italiane, con tribunali costretti, anche in quei casi, a chiudere interi uffici.