Pubblicato il: 20/06/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Gli appalti boschivi – ne abbiamo scritto qui -, le informazioni sulle gare, i rapporti con le imprese. Ma anche il presunto asservimento della funzione pubblica agli interessi della cosca. C’è anche questo nelle carte dell’inchiesta “Artemis II”, che ha portato all’arresto di 9 persone su ordine del gip del Tribunale di Catanzaro, accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, corruzione, falso ideologico, turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, trasferimento fraudolento di valori, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, illecita concorrenza con minaccia o violenza, peculato.
La “confidenza” del boss
Ma c’è un aspetto che più di altri racconta il livello di “confidenza” tra Mimmo Cracolici (cl. ’71), indicato dal gip come «capo indiscusso della ’ndrina operante tra Cortale, Maida, Jacurso e Maierato», e Giuseppe “Pino” Vinci (cl. ’70), responsabile dell’Ufficio tecnico-manutentivo del Comune di Cortale, entrambi finiti in carcere. Anzi, un vero e proprio paradosso. Domenico Cracolici, infatti, era sottoposto all’affidamento in prova ai servizi sociali, con lavori socialmente utili da svolgere proprio per il Comune di Cortale. E il funzionario pubblico chiamato, di fatto, a seguire e certificare quel percorso sarebbe diventato – nella ricostruzione degli investigatori recepita dal giudice – il soggetto in grado di agevolare Cracolici nell’elusione delle prescrizioni. Non un tutor “controllore”, dunque, ma un tutor a disposizione. Non il garante della misura, ma l’uomo che avrebbe segnato ore, presenze e giornate di lavoro anche quando quelle attività non sarebbero state effettivamente svolte.












