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Ultimo aggiornamento: 17:00

Governo come un muro di gomma. Priorità assoluta alla riforma costituzionale su separazione delle carriere e doppio Csm, referendum il prima possibile, ma nessuna apertura per risolvere un problema cruciale, questo sì, per far funzionare la Giustizia: la stabilizzazione di 12 mila precari. Questa mattina c’è stato un sit-in organizzato dal sindacato di base Usb (per motivi logistici davanti al ministero della Funzione pubblica e non della Giustizia). Gli organizzatori chiedono che i lavoratori restino tutti al loro posto e che il governo preveda la loro stabilizzazione a tappe: 6 mila dal primo luglio e gli altri 6 mila a scaglioni.

Il maggior numero dei precari riguarda gli 8 mila addetti all’ufficio del processo (UPP). A questi bisogna aggiungere tra i 1.600-1.800 data entry, addetti alla digitalizzazione degli atti e altri 900 circa tecnici di amministrazione. I loro contratti a tempo, finanziati con il PNRR, del 2022, scadranno a fine giugno del 2026. Attraverso le cosiddette “prove selettive” saranno assunti a tempo indeterminato 3 mila precari dal primo luglio 2026, grazie ai fondi stanziati dalla precedente manovra economica.