Oltre la fede del Bfc
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I suoi concerti eseguiti con eleganza e raffinatezza nei locali più blasonati di Riccione hanno contribuito a imbastire la colonna sonora delle stagioni balneari della cittadina rivierasca, agli albori della sua carriera. Così tra gli amarcord e con riconoscenza per aver scelto la Perla Verde come suo trampolino di lancio, i riccionesi danno l’addio con commozione a Peppino di Capri, spentosi ieri a 86 anni a Villa Castiglione nella sua amata isola. Esprime sentito cordoglio, anche l’amministrazione comunale, grata per quanto la prestigiosa ugola d’oro ha fatto a Riccione in pieno boom turistico. Vola a quegli anni anche la memoria di quei riccionesi, che con lui hanno condiviso momenti di lavoro. Era appena un ventenne quando tra il 1959 e la prima metà degli anni Sessanta, Peppino di Capri cominciò a esibirsi con i suoi Rockers come attrazione fissa di fronte ad eleganti platee. Memorabili le serate di lunedì 7 e martedì 8 agosto 1961, al Cinema Teatro Turismo. Lo stesso cantante, pianista e attore, in più occasioni ha rimarcato il suo legame con Riccione, facendo pure riferimento alla competizione estiva con la Versilia: "D’estate l’Italia si spaccava in due. C’era chi andava alla Bussola in Versilia e chi scendeva in Romagna. Per noi artisti, Riccione era una tappa fondamentale, un passaggio obbligato. Se non facevi la stagione lì, voleva dire che non eri nessuno". E poi: "Suonare al Savioli e al Villa Alta significava esibirsi davanti al meglio della società dell’epoca. C’era un rigore assoluto nell’eleganza: il pubblico arrivava in abito da sera, lo champagne scorreva a fiumi e i cachet erano altissimi. Ma non era un pubblico freddo, anzi. Lì c’era la vera voglia di divertirsi". Due volte vincitore del Festival di Sanremo, a fine concerto si sedeva poi al pianoforte e continuava a suonare fino all’alba. Ne parla l’imprenditore riccionese Enzo Righetti: "Lo ricordo al Savioli, un anno si esibì lì per tutta l’ estate. Non avevo ancora il negozio di strumenti musicali, ma prestavo assistenza tecnica durante i concerti. Peppino, suonava con raffinatezza il pianoforte, a usarlo erano lui e Bruno Martino. A fine serata ci saliva sopra cantando ancora, perché, seppure fosse melodico, era di fatto un rockettaro. Nel ricordo di questo, quando il locale è stato chiuso, ho deciso che quel pianoforte non dovesse andare perso, l’ho fatto rimettere a nuovo e lo conservo nella speranza di poterlo esporre". "Ho lavorato con Peppino un centinaio di volte – premette il fratello Paolo Righetti , impresario dei maggiori artisti italiani –. Abbiamo fatto diverse serate anche a Riccione, pure a La Punta del’Est. L’ultimo concerto risale a quattro anni fa a Civitanova. Mi è rimasta impressa la sua eleganza, l’educazione e il rispetto per tutti". Nives Concolino











