Pronti a raccogliere i frutti della paranoia americana elevata da Mark Rubio al massimo del summit, ovvero preparati a dare sfogo alla pulsione nera che nel Vecchio continente cova da ben prima dell’assassinio di Charlie Kirk, la “scintilla” che ha innescato la nuova crociata contro il comunismo.

Gli «anti-antifa» europei si sfregano le mani di fronte all’occasione offerta dal segretario di Stato di Donald Trump: perfetta per sdoganare l’ideologia passata e presente ma anche e soprattutto come precedente politico da usare al momento della conquista del potere, che per alcuni leader fascio-populisti è solo un lontano miraggio ma per altri è una meta a portata di mano destra, almeno secondo i sondaggi.

In testa Marie Le Pen, capa del Rassemblement National, candidata al voto presidenziale nel 2027 dopo la revoca dell’ineleggibilità da parte del tribunale di Parigi. «Se vengo eletta, sciolgo gli Antifa». Così la capa dell’ultradestra francese nel 2017, anno primo dell’era Trump, politicamente un secolo fa anche se la dichiarazione corrisponde al suo programma elettorale attuale. Allora il «terrorismo» dell’estrema sinistra era incarnato da «milizie che vandalizzano regolarmente i centri storici di Parigi, Nantes e Rennes in totale impunità». Per la cronaca gli Antifa avevano la colpa di avere assediato un comizio del partito di Le Pen, eppure tanto bastò a sollevare l’indignazione per la «violenza dell’ultra-gauche» anche nelle file dei conservatori, moderati, liberali.