Le fotografie uniscono, i dossier dividono. Archiviata la piazza di Napoli, il campo largo fa i conti con i suoi nervi scoperti: le distanze su Ucraina e riarmo, il difficile equilibrio con l'area centrista e la sfida di trasformare un'intesa finora soprattutto simbolica in una reale alternativa di governo. A rompere il silenzio in casa Pd è Goffredo Bettini, avvertendo del rischio che, spenti i riflettori, ogni alleato torni a rivolgersi alla propria area.
Uno scenario davanti al quale il dirigente dem invoca "un patto solenne di lealtà", rivolgendosi all'intera coalizione, ma anche al suo partito. Dove continua a serpeggiare il malessere - soprattutto nell'area riformista - per le posizioni di Giuseppe Conte sull'Ucraina. E anche il bis della piazza è ormai una variabile della tenuta del centrosinistra. Padova non è stata archiviata, ma il suo destino dipende dal calendario della legge elettorale. Se i tempi dovessero allungarsi, il palco potrebbe ancora tenersi; altrimenti avanzano le opzioni romane, da Montecitorio a piazza Santi Apostoli, per accompagnare l'approdo della riforma elettorale in Aula. A inquietare di più il Nazareno resta la politica estera. Le ultime uscite del leader pentastellato su Kiev hanno riacceso le fibrillazioni tra i dem di Elly Schlein, convinti che il leader del M5s finisca spesso per allontanarsi dalla linea del Pse e dei principali alleati europei. Bettini prova a ricondurre il confronto entro un terreno comune, avvertendo che "ingigantire" il rischio di un'invasione russa dell'Europa rischia di allontanare una soluzione negoziale.













