L'imprenditore americano ha trasformato il proprio corpo in un laboratorio per sfidare l'invecchiamento. Ma adesso ha scoperto di avere una malattia
Da anni il suo corpo è osservato come pochi altri al mondo. Ogni giorno Bryan Johnson, imprenditore statunitense e fondatore del progetto Blueprint, sottopone il proprio organismo a un monitoraggio meticoloso nel tentativo di rallentare l’invecchiamento e preservarne il più a lungo possibile le funzioni. Una ricerca della longevità che lo ha trasformato in un fenomeno mediatico, seguito da centinaia di migliaia di appassionati sui social e protagonista di documentari e servizi dedicati alla sua sfida contro il tempo.
Nelle scorse ore, però, è stato lui stesso ad annunciare una diagnosi inaspettata: una gastrite autoimmune. «Il mio stomaco si sta mangiando da solo», ha scritto sui suoi profili, spiegando che la malattia sarebbe rimasta silenziosa per anni prima di essere identificata. Ma che cos’è questa patologia autoimmune che può arrivare ad attaccare lo stomaco e perché, anche in chi tiene sotto controllo la propria salute in modo quasi ossessivo, può passare inosservata così a lungo?
Cos’è la malattia che “attacca” lo stomaco
Per capire che cosa succede bisogna partire da un meccanismo che accomuna tutte le malattie autoimmuni: il sistema immunitario, anziché limitarsi a difendere l’organismo da virus e batteri, finisce per riconoscere come nemiche alcune cellule del nostro stesso corpo. Nel caso della gastrite autoimmune il bersaglio sono le cellule parietali dello stomaco, concentrate soprattutto nella parte superiore dell’organo. Non si tratta di cellule qualsiasi. Sono loro a produrre l’acido cloridrico, indispensabile per avviare la digestione degli alimenti e favorire l’assorbimento di nutrienti come il ferro, ma anche il cosiddetto fattore intrinseco, una proteina indispensabile perché l’intestino possa assorbire la vitamina B12, essenziale per la produzione dei globuli rossi e il corretto funzionamento del sistema nervoso.











