Bryan Johnson, l’imprenditore americano noto per il progetto Blueprint e per la sua ossessione dichiarata per la longevità, ha raccontato pubblicamente di avere una gastrite autoimmune, o autoimmune gastritis, AIG. Una diagnosi che ha riportato l’attenzione su una malattia dello stomaco poco conosciuta, spesso silenziosa per anni, ma importante da riconoscere perché può avere conseguenze sull’assorbimento di nutrienti essenziali e, nel tempo, richiedere controlli endoscopici mirati. Ma che cos’è davvero la gastrite atrofica autoimmune? Quali sintomi può dare? Come si diagnostica e perché va seguita in centri specializzati? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Chiara Verga, gastroenterologa dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Che cos’è la gastrite atrofica autoimmune

«La gastrite atrofica autoimmune è una patologia in cui le cellule principali dello stomaco, ovvero le cellule parietali che secernono acido, sono aggredite dal sistema immunitario dello stesso individuo. Questo conduce a una serie di modifiche del microambiente fisiologico dello stomaco determinando da una parte riduzione della secrezione acida gastrica e l’alterazione dell’assorbimento di alcune vitamine, dall’altra porta nel tempo all’atrofizzazione della mucosa gastrica per delle lente modifiche di gruppi di cellule che sono costituiscono la parete dello stomaco», spiega l’esperta.