Secondo i vigili del fuoco, le alte temperature e l'assenza di piogge hanno creato le condizioni ideali per l'innesco dei roghi. L'allarme della Regione: «A rischio anche la biodiversità locale»
Gli incendi che da qualche giorno interessano il Piemonte rappresentano «una vera e propria catastrofe ecologica». A dirlo è una nota della Regione, costretta a fare i conti con l’eccezionale aumento delle temperature dello scorso giugno, una delle manifestazioni più lampanti dei cambiamenti climatici in corso. Secondo le ultime stime, i roghi hanno bruciato tra gli 800 e i 900 ettari complessivi tra le province di Torino, Vercelli, Novara e Verbano Cusio Ossola. Ma il danno ecologico, si legge ancora nella nota della Regione Piemonte, «va ben oltre la perdita della vegetazione, perché gli incendi stanno compromettendo gravemente la biodiversità locale».
A generare condizioni favorevoli all’innesco dei roghi sono state le elevate temperature che si sono protratte dalla fine di maggio ai primi giorni di luglio, abbinate alla scarsità delle precipitazioni. L’8 luglio, in particolare, ha fatto registrare picchi record con 39 gradi a Domodossola e 33.5 ad Ala di Stura, località a mille metri di quota nel Torinese. Secondo i vigili del fuoco, insomma, l’origine dei diversi roghi «è di origine meteorologica: le fiamme sono state scatenate dai fulmini caduti durante i violenti temporali dei giorni scorsi per poi propagarsi rapidamente a causa del forte vento, delle temperature torride e dei terreni erosi».










