Una settimana fa, il 4 luglio, il governo Meloni ha deciso che non avrebbe rinnovato il taglio delle accise sui carburanti. Così, la tassa su benzina e diesel è risalita improvvisamente di 6 centesimi. Da allora il prezzo alla pompa è risalito. E, nel caso del gasolio, l’incremento ha già ampiamente superato quei 6 centesimi ‘fisiologici’: ora si riavvicina ai 2 euro al litro.
Il 4 luglio le accise sui carburanti sono tornate ai livelli di sempre, per decisione del governo Meloni. Con la scelta di cancellare il taglio delle accise in vigore dal 19 marzo, era prevedibile che il costo di benzina e diesel sarebbe risalito. E così è stato: nell'ultima settimana, rispetto a prima che il taglio sparisse, oltre sette centesimi di aumento per la super e più di dieci centesimi per il gasolio.
Ora c'è da vedere se la scommessa del governo pagherà e il costo resterà effettivamente al di sotto dei due euro al litro. O se invece, complice anche la ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti, i prezzi supereranno di nuovo questa soglia psicologica. Nel frattempo, il riaccendersi delle tensioni internazionali in Medio oriente non fa ben sperare per l'andamento dei prezzi nel medio periodo. Quanto sono saliti i prezzi di benzina e diesel dopo la fine del taglio delle accise I numeri del ministero delle Imprese dicono questo: nell'ultimo giorno in cui il taglio delle accise è rimasto in vigore, il 3 luglio, la benzina in media costava 1,803 euro al litro sulle strade italiane. Il gasolio, invece, costava 1,882 euro al litro. Si parla sempre di prezzi con il self service, e si tratta di una media nazionale che può mostrare delle differenze anche significative tra una Regione e l'altra, ma rende l'idea della situazione generale.










