Per anni il vino di alta gamma ha beneficiato di una sorta di immunità economica. I prezzi salivano, i consumatori seguivano, gli investitori acquistavano e il mercato sembrava confermare l’idea che alcune denominazioni fossero destinate a crescere all’infinito. Oggi qualcosa si sta incrinando.
Negli Stati Uniti i prezzi medi dei Bordeaux stanno registrando una flessione significativa. Secondo Wine-Searcher, in tre anni il valore medio delle bottiglie è diminuito di quasi il venti per cento. Nello stesso periodo anche alcuni Cabernet Sauvignon della Napa Valley stanno mostrando segni di rallentamento, spesso attraverso sconti e promozioni che raramente finiscono nelle comunicazioni ufficiali.
La questione va oltre Bordeaux. Il mercato sembra lanciare un messaggio chiaro: molti vini sono arrivati a un livello di prezzo che una parte crescente dei consumatori non considera più giustificato.
Per decenni il valore di alcune etichette si è fondato su una combinazione di reputazione, punteggi della critica, scarsità percepita e aspettative di rivalutazione. Un meccanismo che ha funzionato finché la domanda è cresciuta più velocemente dell’offerta e finché il consumatore ha accettato l’equazione secondo cui un prezzo più alto corrisponde necessariamente a un valore maggiore.









