Idazi, l’eccesso di produzione e il cambiamento delle abitudini dei consumatori fanno tremare il cuore dell’industria vinicola degli Stati Uniti. Napa e Sonoma, in California, sono i simboli per eccellenza del vino americano, ma quest’anno stanno attraversando una crisi tanto profonda che secondo gli esperti non si verificava dai tempi del Proibizionismo. Il Wall Street Journal scatta una fotografia preoccupante, affermando che il raccolto è ottimo, ma i magazzini sono pieni di invenduto dagli anni precedenti, mentre l’ultima vendemmia, complice il clima quasi perfetto - fresco, senza gelate o caldo torrido - ha favorito una produzione ancora più abbondante. E alcuni viticoltori sono costretti a scelte drastiche, arrivando persino ad estirpare i vigneti.
L’elenco dei problemi è lungo in California, dove vengono prodotte circa otto bottiglie su dieci del vino made in Usa: le persone bevono meno, soprattutto i giovani, e i dazi doganali hanno causato il prosciugamento del più grande mercato estero per il vino statunitense, il Canada, da un giorno all'altro. Grandi acquirenti come Constellation Brands, nota per la sua birra Modelo, ma che vanta anche un business vinicolo di circa 900 milioni di dollari, hanno acquistato meno uva negli ultimi anni ridimensionando le proprie ambizioni, una tendenza che nell’ultimo periodo ha subito un'accelerazione.








