Quasi 110 milioni di euro lasciati per strada rispetto allo scorso anno solo nell’ultimo trimestre rispetto all’export del vino negli Usa. Inoltre, sempre nel terzo trimestre dell’anno si registra un calo in termini di valore delle esportazioni nei Paesi extra Ue del 14%. L’allarme arriva il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, intervenuto nel corso del Consiglio nazionale dell’associazione di riferimento per le imprese italiane del vino.
“Il problema dei dazi lo dobbiamo gestire, perché – a meno di improbabili quanto repentini cambi di rotta delle politiche Usa – con queste tariffe ci dovremo purtroppo convivere. Ciò che non può durare a lungo è l’autotassazione operata dalle imprese del vino italiane ed europee per rimanere competitivi sul mercato – riflette Frescobaldi – Nel terzo trimestre il prezzo del vino italiano diretto verso gli Usa ha subito un taglio medio del 15%, quello francese addirittura del 26%. Contestualmente, il prezzo medio di questi vini in uscita dalla distribuzione americana è salito a ottobre di circa 4/5 punti e gli ordini nei punti vendita in vista del Thanksgiving sono tutt’altro che ripartiti”.
Risultati che riflettono le tensioni economiche sui mercati internazionali. “È inutile negare che stiamo vivendo una situazione di tensioni di mercato – ha aggiunto Frescobaldi – Il mondo del vino deve oggi evitare catastrofismi ma anche facili ottimismi e lavorare sulla gestione della crisi. Lo stanziamento di 100 milioni di euro per la promozione inserite nel Ddl Bilancio è perciò un segnale positivo e concreto del Governo, a patto che il nostro comparto sia in cima alla lista del made in Italy da sostenere. È poi fondamentale che da parte del trade statunitense ci sia la consapevolezza che nessuno in questa fase possa pensare di lucrare in dispetto dei propri partner: oggi l’imperativo è riattivare i consumi calmierando i prezzi. Perché – ha concluso il presidente Uiv - se fino a pochi mesi fa ogni dollaro investito in vino europeo ne generava 4,5 sul mercato a stelle e strisce, oggi il moltiplicatore potrebbe invertirsi, con rischio di mancato guadagno per il mercato americano di 4,5 volte superiore al nostro”.








