Cambiare il racconto del vino rendendolo più semplice; lasciare da parte tecnicismi e atteggiamento snob; puntare sul suo valore culturale, tipico dei Paesi mediterranei, e non sull’elemento estetico e alcolico. E guardare con fiducia ai mercati, senza rinunciare agli Usa, vero punto di riferimento storico delle etichette italiane. Questa in sintesi la ricetta dei produttori piemontesi alla fase critica che sta vivendo il settore. In un momento storico segnato da instabilità geopolitica, cambiamenti nei consumi e mercati sempre più difficili da decifrare, il vino piemontese si interroga sul proprio futuro. Grandi Langhe, più che una fiera, si conferma come uno dei pochi luoghi in cui questo confronto avviene in modo diretto e concreto, mettendo attorno allo stesso tavolo produttori grandi e piccoli, operatori italiani e internazionali, comunicatori e buyer. Un’occasione di ascolto reciproco, utile non solo per farsi conoscere, ma per misurare il polso di un settore che oggi procede, come molti ammettono, “navigando a vista”.
L’EVENTO
Grandi Langhe, il Piemonte da bere in 3mila etichette: “Vino in crisi? Il nostro funziona”
25 Gennaio 2026
I numeri dell’edizione appena conclusa raccontano la portata dell’evento: oltre 7mila visitatori, 500 operatori stranieri e più di 300 tra giornalisti, comunicatori e buyer hanno affollato i banchi d’assaggio nelle due giornate. Organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio Tutela Roero, con Piemonte Land of Wine, Grandi Langhe ha portato in degustazione oltre 3.000 etichette presentate da 515 cantine, offrendo una fotografia ampia e articolata del patrimonio vitivinicolo regionale.






