«C’è una ricerca Ikea che ci fornisce indicazioni importanti per il futuro del vino. Secondo questa ricerca dalle case anche degli italiani e in particolare dei giovani è scomparso il tavolo della cucina. Si mangia in piedi, sul divano, persino a letto. Ma sempre meno a tavola. In questa ottica se vogliamo raccontare ai consumatori, e in particolare ai giovani, che il vino va bevuto ai pasti facciamo attenzione. Potrebbe rivelarsi una strategia sbagliata».

Un settore in difficoltà

Nel racconto del presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi nel corso del primo “Forum della Cucina Italiana” organizzato a Manduria (Taranto) da Bruno Vespa in collaborazione con Ice Agenzia e Comin & Partners ci sono tutte le perplessità sul futuro dei produttori di vino made in Italy. Un settore che ha pagato un prezzo salato (si stima circa 300 milioni di euro in mano di mancate esportazioni negli Usa) ai dazi del presidente Trump e allo svantaggioso cambio euro dollaro. Certo non è stato aiutato negli ultimi anni dall’offensiva salutista che ha assimilato il vino alle altre bevande alcoliche senza differenziare tra abuso e consumo moderato e legato ai pasti. E ora guarda con preoccupazione anche al nuovo complesso scenario internazionale che rischia di penalizzare il settore con nuovi rincari dei costi dell’energia e dei trasporti.