Il vino italiano è il più bevuto dagli americani rispetto agli altri vini esteri. A livello di volumi, il nostro Paese esporta più del doppio rispetto ai francesi. È soprattutto per questo che i dazi al 15% destano forti preoccupazioni nei produttori. E anche perché, come sottolinea Albiera Antinori, presidente del Gruppo vitivinicolo toscano di famiglia, il dollaro oggi appare debole e questa non è una buona notizia per le nostre imprese. Le etichette più esposte al rischio dei danni causati dalle barriere commerciali sono il 76% del totale delle vendite italiane negli Usa, con alcune denominazioni particolarmente nel mirino perché più pop e di fascia media al livello di prezzo, quindi più appetibili dal consumatore statunitense. Ecco i dettagli.
I vini più esposti
La categoria dei vini "popolari", quindi di fascia media e medio-bassa (prezzo franco cantina intorno ai 4 euro per litro, prezzo allo scaffale intorno ai 13 dollari a bottiglia) è quella più venduta negli States: rappresenta l’81% dei volumi totali dell’export negli Usa e il 63% del valore, pari a 350 milioni di bottiglie di vino italiano.
In base a questa analisi, Unione italiana vini ha individuato le denominazioni più vulnerabili: Moscato d'Asti al 60%, Pinot Grigio al 48%, Chianti Classico al 46%, rossi toscani al 35%, rossi del Piemonte al 31%, e Brunello di Montalcino, insieme a Prosecco al 27% e Lambrusco. A livello di volumi spediti, il Pinot Grigio primeggia con 156 milioni di bottiglie, seguito a ruota dalla galassia Prosecco con 142 milioni pezzi e primato a valore: 491 milioni di euro.













