Milano, 2 ago. (askanews) – Mentre Italia e altri Paesi europei produttori di vino discutono con gli Stati Uniti possibili eccezioni o riduzioni sul dazio del 15%, il settore vitivinicolo registra già tensioni crescenti nelle trattative e negli ordini. “In questa fase si muove tutto: c’è chi congela trattative, chi sospende ordini, chi prova a rinegoziare, come era prevedibile”, racconta Marco Storai, amministratore di Carratelli Wine, azienda con sedi a Firenze, Grosseto e Montepulciano specializzata nella selezione e promozione dei migliori vini italiani sui mercati esteri. “L’unica risposta possibile – chiosa – è una visione lucida, pragmatica e internazionale”.
Sulle conseguenze dei nuovi dazi, Storai invita a valutare con attenzione le diverse fasce di mercato. “È ancora troppo presto per decodificare gli effetti reali dei dazi – prosegue – ma possiamo immaginare che i vini di alta gamma subiranno un impatto minore, perché chi compra bottiglie da 80 o 100 dollari non si ferma per 2 o 3 euro di rincaro. I problemi veri riguardano le fasce medie e basse, che fanno volumi e margini su cui il dazio incide di più”.
Nonostante la fase critica, la fiducia verso il mercato statunitense rimane alta, pur tra cambiamenti e nuovi equilibri. “Il rapporto con gli Usa – spiega – non finisce certo qui: cambierà, certo, ma non in modo strutturale. Questa è una fase critica che va gestita con equilibrio: noi ad esempio stiamo spingendo i produttori verso piccoli aggiustamenti per mantenere la presenza sul mercato americano, mentre apriamo nuove rotte”.













