Slitta l’entrata in vigore dei dazi americani. Nuove tariffe, nuove date tanta incertezza, e E altrettanta insofferenza da parte dei produttori italiani e non solo per quelli che ormai prendono sempre più le sembianze di capricci trumpiani. Le barriere commerciali minacciate e stabilite dal presidente Usa slittano – al momento - al 7 agosto. Sarebbero dovute entrare in vigore venerdì primo agosto. Mentre per le merci spedite via mare si va al 5 ottobre.

E se la tariffa al 15% resiste per l’Unione europea, in giro per il mondo ci sono degli inasprimenti, a partire dal Canada, 35%, che con Taiwan, 30%, e Svizzera, 39%, subisce la stangata più dura.

La data di inizio posticipata ha lo scopo di concedere più tempo per l'attuazione delle nuove tariffe, precisa un funzionario americano incaricato. Trump ha firmato il 31 luglio un nuovo ordine esecutivo con un nuovo piano tariffario mondiale che comprende quasi 70 nazioni. Tra questi ci sono il Regno Unito e il Giappone. Per i Paesi non presenti nella black list la Casa Bianca imporrà una tariffa predefinita del 10%.

L'imprenditore del vino, Marco Caprai

"Un tira e molla insostenibile, è un problema grosso ma la speranza di tutti è che nella trattativa si riesca ad arrivare a un trattamento zero per gli Usa e per noi – dice Marco Caprai della storica azienda di famiglia – Un sentimento che ci aiuta ad avere fiducia. L’incertezza è devastante: se spedisci negli States non sai quanto si pagherà di dazi, è tutto in sospeso sia in partenza che all’arrivo, per chi riceve. E se per chi fa grandi volumi ci sono dinamiche diverse, le cose cambiano per chi esporta prodotti particolari, come lo sono molti prodotti italiani”.