Qualcuno forse dirà che l’Unione europea non ha autorizzato Bruxelles o Big Tech a leggere tutte le conversazioni private contenute nei nostri smartphone e nelle nostre caselle di posta, eppure non ha neppure vietato di farlo, o per lo meno di analizzare automaticamente messaggi, email, fotografie e video per individuare materiale relativo ad abusi sessuali sui minori. Si parla tanto di “Chat control” e di sorveglianza di massa, in queste ore. Ma cosa sta succedendo davvero? Ricostruiamolo insieme.

Il 9 luglio 2026 il Parlamento europeo ha approvato la proroga di una norma temporanea già sostenuta dal Consiglio dell’Unione europea, l’istituzione nella quale siedono i governi dei 27 Stati membri. Il testo permetterebbe ai servizi di messaggistica e posta elettronica di continuare fino al 3 aprile 2028 le attività volontarie di individuazione, rimozione e segnalazione di materiale pedopornografico e tentativi di adescamento.

Il Parlamento ha però escluso dal controllo tutte le comunicazioni protette dalla cosiddetta “crittografia end-to-end”, il sistema che rende il contenuto leggibile soltanto sui dispositivi del mittente e del destinatario. La scansione volontaria potrà quindi proseguire, secondo la posizione approvata dagli eurodeputati, soltanto sui contenuti ai quali il fornitore del servizio può già accedere in chiaro.