Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. È quanto afferma l’articolo 53 della Costituzione italiana, ma è di fatto disatteso: per il 7% degli italiani coi redditi più elevati il sistema fiscale è di fatto regressivo, e la situazione peggiora di molto se oltre al reddito si considera anche il patrimonio.

Secondo i dati messi in fila dal World inequality report 2026, lo 0,001% della popolazione mondiale è tre volte più ricco della metà dell’umanità, mentre per Oxfam la ricchezza posseduta dallo 0,1% degli italiani più ricchi – poco meno di 50.000 persone – è circa tre volte superiore a quella nelle mani della metà più povera della popolazione (25 milioni di persone).

Si tratta di un contesto che mette a rischio la tenuta degli assetti democratici, compreso quello nazionale, ma che al contempo indica con chiarezza una linea d’intervento politico in grado di tenere insieme coesione sociale e investimenti necessari alla transizione ecologica: in Italia, ad esempio, se fosse applicata una patrimoniale all’1% più ricco – cioè a chi possiede almeno 1,7 milioni di euro di patrimonio – si otterrebbe un gettito addizionale di circa 30 miliardi di euro.