Le due strade oggi sul tavolo
Giorgio Arfaras e Giuseppe Russo
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Ridurre ogni anno, anche di poco, la spesa pubblica per finanziare un alleggerimento delle imposte sul ceto medio è una proposta che sta tornando al centro del dibattito. L’idea poggia su un dato difficilmente contestabile: in Italia il lavoro dipendente è tassato molto più pesantemente che in gran parte d’Europa. Ma fermarsi a questo significa eludere una parte decisiva del problema: il sistema delle entrate fiscali.
Quando si parla di mancate entrate, il pensiero corre subito all’evasione e all’elusione, fenomeni sui quali il consenso è pressoché unanime. Esiste però un’altra categoria di mancate entrate, molto più difficile da mettere in discussione perché riguarda benefici di cui godono milioni di contribuenti. È il sistema delle cosiddette spese fiscali: bonus, detrazioni e agevolazioni che riducono il gettito di circa cento miliardi di euro l’anno e che finiscono per frammentare la base imponibile in una molteplicità di regimi di favore, costruiti anche per intercettare il consenso di specifiche categorie di elettori.






