Ogni anno lo Stato regala sconti fiscali per 130 miliardi di euro. Bene, si dirà: aiutare famiglie e imprese è sacrosanto. Vero! Ma il diavolo, come sempre, sta nei numeri piccoli, nei dettagli.

Il Rapporto 2025 della Commissione Spese Fiscali del MEF ce lo mette nero su bianco: su 573 agevolazioni censite, appena 23 — un misero 4% — valgono l'83% della spesa, quasi 108 miliardi. Sono le misure «pesanti»: casa, sanità, famiglia.

Quelle giuste, quelle che nessuno con un minimo di buonsenso vuole toccare, e che noi per primi che assistiamo le micro, piccole e medie imprese, difendiamo: sono il welfare che tiene in piedi il Paese.

Poi c'è il resto. Altre 550 misure — crediti d’imposta minuscoli, esenzioni dimenticate, esclusioni che si sovrappongono ad altre norme — si dividono quello che resta: appena il 17% della spesa complessiva, circa 22 miliardi di euro. E tra queste, il dato più clamoroso: 255 misure su 573, il 44,5% del totale, il Rapporto stesso le classifica come a effetto nullo, trascurabile, «compreso in altra misura» o «non quantificabile».

Quasi una spesa fiscale su due, in altre parole, non ha nemmeno un impatto misurabile sul bilancio dello Stato.