Sulla monumentale scalinata della Cité Internationale Universitaire de Paris, sotto un sole implacabile che supera i trentacinque gradi, la sfilata Haute Couture di Balenciaga si chiude con un’immagine destinata a rimanere impressa nella cronaca della moda contemporanea. Al momento del congedo finale, il direttore creativo Pierpaolo Piccioli non si presenta da solo davanti al pubblico. Dalla sommità dei gradini, l’uscita si trasforma in un’onda collettiva: dietro allo stilista sfila l’intero corpo dei laboratori della maison. Decine di modellisti, sarti e ricamatrici scendono la scalinata indossando la medesima divisa da lavoro: il camice bianco.

Per Piccioli questo gesto non è un semplice schema coreografico, ma una vera e propria cifra stilistica e identitaria. Il camice, reintrodotto con vigore dal designer, cessa di essere una semplice protezione tessile per diventare il simbolo tangibile del laboratorio. L’atelier, nella sua visione, è prima di tutto un laboratorio di idee dove l’abito si genera attraverso la cooperazione e lo scambio continuo. Questo tributo pubblico alle “mani sapienti” della moda ha radici profonde nel percorso del designer romano: era già accaduto durante la sua direzione da Valentino, con la memorabile discesa collettiva lungo la scalinata di Piazza di Spagna a Roma per la sfilata “The Beginning”, e successivamente sotto le volte del Castello di Chantilly. Un legame così viscerale che, al momento del suo addio alla storica maison romana, erano state proprio le sue sarte a salutarlo esponendo uno striscione monumentale dalle finestre di Palazzo Mignanelli.