PARIGI – Trentaquattro gradi all’ombra, che non c’è. Nel cortile d’onore della Cité Internationale Universitaire di Parigi, a mezzogiorno, la prima sfilata di alta moda di Pierpaolo Piccioli per Balenciaga si trasforma subito in un esercizio di sopravvivenza meteorologica. La cornice mondana capitola davanti a una canicola implacabile, del tutto imprevedibile per queste latitudini. In prima fila, lo spettacolo diventa una resistenza silenziosa: Demi Moore sfida le leggi della fisica dentro un completo di pelle nera da svenimento immediato, mentre Isabelle Huppert si liquefà con eleganza in un abito a maniche lunghe in cotone taupe. Anche Anna Wintour palesa un raro momento di incertezza logistica, indecisa se usare il monumentale ventaglio per farsi aria o come scudo per riparare gli occhi dal riverbero accecante del sole. I ventagli e gli ombrellini parasole si impongono così come gli unici veri accessori della giornata, almeno finché la sicurezza non obbliga gli ospiti a chiuderli per non intraporsi tra l’obiettivo dei fotografi e la passerella. La scelta di questo campus all’estremità sud di Parigi risponde a una precisa dichiarazione d’intenti. Gli spazi della formazione e della giovinezza sono una costante nella traiettoria dello stilista romano, che già con Valentino aveva eletto a teatro dei suoi show la Statale di Milano e l’École des Beaux-Arts di Parigi. C’è il bisogno di sottrarre la couture alla sua torre d’avorio per immergerla nella luce cruda della vita reale.
Piccioli debutta da Balenciaga: la couture torna umana
Sotto il sole di Parigi, Piccioli reinventa Balenciaga: artigiani in passerella e tecnologia 3D al servizio della couture.











