«Sono anni che cerchiamo di attirare l’attenzione su un problema creato da una transizione sbagliata nelle modalità, nelle scelte e nella mancata neutralità tecnologica». Marco Stella, 54 anni, amministratore delegato di Duerre Tubi Style di Maranello e vicepresidente di Anfia, l’associazione dei produttori italiani di componentistica, guarda oltre la chiusura dei quattro stabilimenti Volkswagen in Germania in discussione a Wolfsburg. Vede la crisi strutturale dell’industria automobilistica europea, figlia anche «di una fase terribile del ciclo economico, con mercati che ristagnano e imprese come non mai in crisi di competitività». Ma anche figlia di scelte strategiche totalmente sbagliate. «I costruttori», spiega, «hanno spinto sull’elettrico e si sono scollegati dalla filiera, dai dealer e, in definitiva, dai consumatori».

Il risultato del combinato disposto di una transizione autolesionista e di scelte strategiche sbagliate è stato un calo continuo e progressivo delle vendite di auto in Europa, accompagnato dalla crescita dei produttori cinesi, che hanno guadagnato quote a danno proprio dei costruttori europei. A cui si è aggiunta la chiusura del mercato americano seguita alla politica dei dazi di Trump. Tutti i costruttori europei sono in sovracapacità. Secondo le stime di Alix Partners, in Europa c’è una potenzialità produttiva che eccede di circa tre milioni di veicoli l’anno la richiesta del mercato. La metà della sovracapacità è localizzata in Germania; l’altra metà, più o meno equamente divisa, tra Italia e Spagna. La chiusura di stabilimenti e la cessione di capacità produttiva agli stessi costruttori cinesi potrebbe diventare un trend dei prossimi anni. «Dobbiamo prendere atto della profonda crisi di competitività in cui è precipitato il modello tedesco di filiera autarchica», dice Stella, «ma dobbiamo evitare soluzioni contingenti dettate dalla necessità di salvare la semestrale dell’azienda, servono scelte strategiche».