di

Francesco Bertolino

La casa tedesca ha già raggiunto accordi per 28 mila uscite sulle 50 mila programmate entro il 2030. Più investimenti negli Stati Uniti e produzione locale in Cina, meno fabbriche in Europa: la ricetta del ceo Blume

Entro la fine del 2026 Volkswagen avrà 19 mila dipendenti in meno e altre 9 mila uscite sono già state concordate nel quadro del piano di riduzione dei costi che prevede 50 mila tagli entro la fine del 2030. Ad annunciarlo è il ceo del colosso tedesco, Oliver Blume (foto), in una lettera agli azionisti. «La situazione è chiara — scrive il manager — progettare un’auto in Germania, produrla in Europa e poi venderla in tutto il mondo è una strategia che ci ha dato grandi soddisfazioni per anni, ma che nel mondo di oggi non funziona più».

Stati Uniti e CinaIl mercato si va infatti dividendo in almeno tre blocchi — Stati Uniti, Cina ed Europa — che richiedono altrettante strategia. Negli Usa, «la regione con il più alto potenziale di crescita», Volkswagen sta investendo per aumentare la produzione locale e così evitare i dazi che comportano costi aggiuntivi per 5 miliardi all’anno. La fabbricazione di Audi per il mercato americano, per esempio, sarà trasferita in parte negli Stati Uniti. In Cina il gruppo mira a recuperare e perciò ha lanciato un piano «In China for China» che prevede il lancio di 30 modelli in due anni, sviluppati appositamente per il mercato locale, ma destinati anche all’esportazione in altri Paesi per via dei minori costi. Sempre Audi ha addirittura cambiato il suo marchio per meglio adattarsi al mercato cinese: il logo è passato dai cinque cerchi a una scritta stilizzata «Audi».