In crisi da anni, la Volkswagen cerca nuove soluzioni alleandosi con i produttori di armi e collaborando con la concorrenza cinese. A cui potrebbe aprire i suoi impianti tedeschi

Il 15 maggio la Ig Metall ha deciso di farla finita con i piani d’emergenza che circolano un po’ dappertutto alla Volkswagen. Christiane Benner, la presidente del potente sindacato metalmeccanico, e Daniela Cavallo, capo del consiglio di fabbrica del gruppo automobilistico, hanno rilasciato un comunicato che ha definito alcuni “limiti invalicabili”, dichiarando: “La rappresentanza dei lavoratori e la Ig Metall non ammetteranno la chiusura di nessuno stabilimento”.

In tempi normali, affermazioni del genere non sarebbero state particolarmente degne di nota, dal momento che il regolamento della Volkswagen garantisce ai dipendenti il diritto di veto nel consiglio di sorveglianza, e quindi nessuno può chiudere una fabbrica senza il loro consenso. Ma questi non sono tempi normali. La situazione economica del gruppo industriale più grande d’Europa (che oltre alla Volkswagen comprende altri marchi, tra cui l’Audi e la Porsche) è così tesa da far quasi credere che metà dei suoi stabilimenti sia sulla soglia della liquidazione.