La denatalità, la penalizzazione delle madri, l’invecchiamento dei lavoratori, il peso crescente delle pensioni e il ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro non sono capitoli separati. Sono parti dello stesso problema: la sostenibilità sociale ed economica dell’Italia dipende sempre più dalla qualità del lavoro, dalla partecipazione di donne e giovani e dalla capacità del welfare di accompagnare le scelte familiari. È questo il messaggio che emerge dal Rapporto annuale dell’Inps, presentato dal presidente Gabriele Fava.
NATALITÀ
Il Rapporto Inps riconosce che gli incentivi economici alle famiglie, dall’assegno unico ai bonus alla natalità, possono favorire un aumento delle nascite, anche se contenuto. Ma avverte anche su un rischio: i trasferimenti monetari, se non accompagnati da servizi e strumenti di conciliazione, possono ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro. In altri termini, aiutano il reddito familiare ma non sempre rimuovono l’ostacolo principale: la difficoltà di tenere insieme cura dei figli e continuità professionale. Fava lo dice esplicitamente: "Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari". È un cambio di prospettiva rilevante. La natalità non è solo una questione demografica o familiare, ma una variabile del mercato del lavoro. Se una donna teme di perdere reddito, carriera o occupabilità dopo la maternità, il figlio viene rinviato o non arriva. Se invece esistono servizi, lavoro stabile e flessibilità organizzativa, la scelta diventa meno penalizzante.














