È assolutamente normale che, nei commenti alla relazione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’attenzione si concentri sulle variabili di finanza pubblica. Ma nell’analisi della presidente dell’Upb, Lilia Cavallari, c’è dell’altro.

Un passaggio che, più di altri, scopre e illumina alcune linee profonde delle trasformazioni in atto nella nostra società. «La demografia sfavorevole - scrive la numero uno dell’Upb - frena le potenzialità dell’economia italiana, riducendo la popolazione in età da lavoro, in misura accentuata nelle regioni meridionali e nelle aree meno urbanizzate. Lo scorso anno la popolazione in età lavorativa si è ridotta per oltre 70 mila unità sulla base delle stime preliminari Istat. Il cambio di passo è avvenuto a partire dallo scorso decennio, quando un calo ancora moderato della natalità e un invecchiamento non troppo avanzato consentivano alla popolazione in età di lavoro di continuare a espandersi. Da allora il contributo delle dinamiche demografiche alla crescita è divenuto negativo».

Ora quelle persone non hanno perso il lavoro. In gran parte sono uscite dall’età lavorativa. Andate in pensione. Ma molte non sono nemmeno entrate nel mondo del lavoro perché non esistono per il rimpicciolimento delle classi più giovani. Ed è questo il problema.Stentiamo ad accettare l’idea di doverci preoccupare per qualcuno che non c’è. La sfortuna è che i fantasmi non pagano le pensioni del futuro. La pressione esercitata sui conti pubblici da una popolazione sempre più anziana, e dunque bisognosa di cure e assistenza, sarà inevitabilmente crescente. Il picco è atteso nel 2040. «Nei decenni successivi - scrive ancora Cavallari - la questione più rilevante sarà la capacità di assicurare prestazioni previdenziali adeguate». La transizione demografica non è una condanna biblica. Può e deve essere governata con una maggiore partecipazione al lavoro della parte inattiva della popolazione (statisticamente tale), soprattutto femminile. Sono 12 milioni di persone. «Nel prossimo decennio - è scritto ancora nella relazione - la fascia di età compresa tra 65 e 74 anni sarà la più numerosa dal punto di vista demografico e sarà caratterizzata da livelli elevati di autonomia, competenze ed esperienza. Valorizzare questo patrimonio rappresenta una prova importante per la società, che dovrà favorire forme diversificate di partecipazione alla vita collettiva». Sottoscriviamo.