Giancarlo Giorgetti, da ministro dell'Economia, aveva già suonato la sveglia. Il calo demografico, ormai inarrestabile, comporta rischi e sfide per la crescita economica, la finanza pubblica e la sostenibilità del debito pubblico. Le culle vuote e la popolazione che diventa sempre più vecchia possono diventare un fattore di tensione anche sui conti pubblici.

I numeri di questa sfida sono nelle 61 pagine di relazione che ieri la presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, ha illustrato davanti ai deputati della commissione d'inchiesta parlamentare sugli effetti economici e sociali della crisi demografica.

Nell'arco dei prossimi cinque anni il rischio per il Paese è di trovarsi con 700mila lavoratori in meno e questo in un momento nel quale gli indicatori sull'occupazione sono da record.

La forza lavoro italiana, «mantenendo invariati i tassi di occupazione per classe di età», perderebbe poi altri 1,8 milioni di lavoratori nel decennio successivo e 1,6 milioni tra il 2040 e il 2050.

Negli ultimi vent'anni è cresciuta la quota di lavoratori tra i 50 ei 64 anni. Nel 2024 era al 20,8%; lo scorso anno al 37,4%.