Rapporto Confprofessioni, i divari generazionali si articolano lungo più dimensioni - demografica, occupazionale e reddituale - ponendo questioni rilevanti in termini di ricambio, equità e dinamiche del ciclo di vita
Negli ultimi cinquant’anni la struttura per età della popolazione italiana ha subito profondi cambiamenti, segnati dal calo della fecondità e dal progressivo invecchiamento. Questo processo ha ridefinito gli equilibri tra generazioni, riducendo il peso delle coorti più giovani e rafforzando quello delle classi di età più mature. Emerge dal rapporto dell’Osservatorio delle libere professioni, presentato oggi da Confprofessioni, che analizza tali dinamiche e ne esamina le implicazioni sulla struttura del mercato del lavoro, evidenziando differenze rilevanti tra comparti occupazionali. Il lavoro dipendente mantiene una composizione per età relativamente più equilibrata, mentre il lavoro indipendente - e in particolare quello libero professionale - si caratterizza per una maggiore concentrazione nelle età più avanzate e per un ricambio generazionale più debole.
Parallelamente, si osserva un’evoluzione della distribuzione dei redditi lungo il ciclo di vita, con un progressivo ampliamento delle distanze tra le diverse classi di età. I risultati mostrano una perdita di posizione relativa dei più giovani e uno spostamento in avanti del momento di massimo reddito, segnalando una più tardiva realizzazione della maturità economica. Tali dinamiche risultano particolarmente marcate nel lavoro indipendente, dove i divari generazionali appaiono più ampi e variabili nel tempo rispetto al lavoro dipendente.I risultati evidenziano come i divari generazionali si articolino lungo più dimensioni – demografica, occupazionale e reddituale – ponendo questioni rilevanti in termini di ricambio, equità e dinamiche del ciclo di vita. Un ulteriore indicatore chiave della sostenibilità socio-demografica è l’indice di ricambio della popolazione attiva, che mette in rapporto la popolazione prossima all’uscita dal mercato del lavoro (60-64 anni) con quella potenzialmente in ingresso (15-19 anni). Un valore pari al 100% segnala una situazione di equilibrio tra uscite ed entrate, mentre scostamenti da tale soglia indicano un disallineamento nel ricambio generazionale. In questo quadro, il confronto tra 1976 e 2026 evidenzia un cambiamento radicale: nel 1976 l’indice si attestava al 71,9%, indicando una capacità di ricambio più che adeguata, con una platea di giovani potenzialmente in ingresso superiore a quella in uscita. Nel 2026 il valore raggiunge invece il 156%, segnalando un forte squilibrio opposto, in cui le uscite dal mercato del lavoro superano ampiamente le nuove entrate.Questo andamento si inserisce coerentemente nel quadro delineato dall’indice di dipendenza strutturale: all’invecchiamento della popolazione e alla crescente incidenza degli anziani tra i soggetti a carico si affianca una progressiva riduzione del bacino di giovani in ingresso, determinando un duplice squilibrio che incide sia sulla sostenibilità del sistema economico sia sulla capacità di ricambio della forza lavoro. La struttura per età varia notevolmente a seconda del comparto occupazionale considerato. Nel 2025 i lavoratori dipendenti risultano relativamente più giovani, con una quota di under 34 pari a circa il 24%, contro il 16% dei liberi professionisti e il 15% degli altri indipendenti. Al contrario, le classi di età più avanzate pesano maggiormente nel lavoro indipendente: i 55-64enni rappresentano il 22,3% tra i dipendenti, il 24,0% tra i liberi professionisti e il 27,9% tra gli altri indipendenti, a cui si aggiunge una presenza più rilevante di over 64.







