<p>Il futuro di Volkswagen appeso al consiglio di sorveglianza riunito ieri a Wolfsburg per esaminare la strategia «Visione 2030».
Al momento in cui questo giornale andava in stampa, la riunione era ancora in corso e non erano state assunte decisioni definitive su quello che potrebbe diventare il più profondo piano di ristrutturazione nella storia del gruppo.</p><p>Secondo le indiscrezioni del settimanale Der Spiegel, il management guidato dal ceo Oliver Blume avrebbe proposto la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi tra il 2031 e il 2034, oltre all'eliminazione di altri 50 mila posti di lavoro, che porterebbero a circa 100 mila gli esuberi complessivi previsti entro il 2030.
Bild, citando documenti interni, ipotizza addirittura fino a 120 mila tagli a livello mondiale.</p><p>Il calendario delle chiusure vedrebbe fermarsi nel 2031 gli impianti di Zwickau ed Emden, seguiti nel 2032 dallo stabilimento di Hannover e nel 2034 dal sito Audi di Neckarsulm.
Nei quattro impianti lavorano complessivamente circa 40 mila dipendenti.</p><p>L'obiettivo del piano è riportare il margine operativo del gruppo al 9% entro il 2030 attraverso una drastica riduzione dei costi.
Gli investimenti dovrebbero scendere da 180 a 135 miliardi di euro nel periodo 2027-2031, mentre parte della produzione verrebbe trasferita verso stabilimenti dell'Europa orientale, come Bratislava e Gyor, dove il costo del lavoro è inferiore. </p><p>Alla base della svolta c'è la perdita di competitività del costruttore tedesco, stretto tra il crollo delle quote di mercato in Cina, la crescente concorrenza dei marchi locali, i dazi statunitensi, gli elevati costi energetici europei e gli ingenti investimenti richiesti dalla transizione elettrica.</p><p>Il sì al piano è tutt'altro che scontato.














