Un patto tra la Procura guidata da Nicola Gratteri e il Comune retto dal sindaco Gaetano Manfredi per abbattere gli abusi edilizia “storici”, vecchi più di tre lustri e che deturpano in particolar modo il Centro storico Unesco e la zona paesaggistica vale a dire l’area di Posillipo. Il protocollo di intesa è stato sottoscritto a Palazzo San Giacomo dove si sono incontrati Gratteri e Manfredi. Un coordinamento delle demolizioni per una “Napoli città legale” dove il Municipio napoletano si impegna ad accelerare al massimo tutta la parte burocratica per le demolizioni e 4,5 milioni per gli abbattimenti. La Procura pescherà le ditte incaricate del cantiere, all’interno di una white list di fiducia. La black list invece è nota: parte dal 2009 per arrivare ai giorni nostri, ovvero 17 anni di impunità. Da cancellare per il ripristino della legalità. Il Protocollo sarà valido per i prossimi tre anni. «Si tratta di interventi legati a condanne penali definitive, i cui ordini di abbattimento erano rimasti in sospeso dal 2009 a oggi».

Napoli, Manfredi e Fico contestati a evento Campo Largo: tensione e interviene FratoianniIl Comune «si occuperà - si legge in un comunicato congiunto - dei controlli tecnici, dei sopralluoghi e delle pratiche per ottenere i fondi e per recuperare i soldi delle spese direttamente dai cittadini condannati». Lo scenario è chiaro e non è un caso che il patto Comune-Procura contro l’abusivismo arriva all’indomani del vertice per la sicurezza in Prefettura presieduta dal ministro Matteo Piantedosi al quale hanno partecipato sia Gratteri che Manfredi. Le demolizioni, in buona sostanza, potrebbero parte di quel «piano di azioni mirate» tese a liberare la città dell’illegalità e il cuore di Napoli da fortini dei clan. Quali sono i criteri - oltre alla condanna penale - che si seguiranno per le demolizioni? La priorità assoluta è per gli edifici instabili o pericolosi, gli immobili in aree a rischio idrogeologico, quelli in aree soggette a vincoli ambientali, paesaggistici, archeologici o demaniali. Naturalmente gli immobili che costituiscono un pericolo per la pubblica incolumità e quelli ad elevato rischio sismico.«Il Comune - si legge nella nota congiunta - individuerà, anche tramite strumenti di geolocalizzazione, gruppi di manufatti abusivi vicini tra loro o con caratteristiche costruttive simili». E qui qualcosa del genere esiste dal lato di via del Grande Archivio si tratta di immobili iniziati e mai ultimati. «Il Comune si impegna a gestire le procedure amministrative e finanziarie, a verificare l’eventuale volontà di autodemolizione dei condannati, a gestire le notifiche, lo sgombero di mobili e masserizie e l’assistenza sociale a soggetti vulnerabili, anziani, minori o malati, eventualmente presenti negli immobili. Le spese saranno successivamente recuperate a danno dei soggetti condannati». «La firma di questo protocollo d’intesa con la Procura della Repubblica - spiega Manfredi - rappresenta un passo decisivo e concreto per la difesa del nostro territorio e per l’affermazione della legalità a Napoli. Grazie a questa sinergia operativa e all’utilizzo di criteri di raggruppamento logistico e geolocalizzazione, riusciremo a rendere la macchina delle demolizioni molto più rapida, efficiente ed economica». Per Manfredi «Abbiamo il dovere di tutelare l’inestimabile valore del nostro patrimonio culturale, del Centro Storico e del sito Unesco da situazioni di incuria e alterazioni abusive incongruenti». Ringrazio il Procuratore Gratteri per questo percorso comune: una collaborazione istituzionale unita e strutturata è l’unica risposta possibile per dare risposte certe alla cittadinanza».Sicurezza a Napoli, a rischio diverse aree: «Pronte azioni mirate»È Gratteri a inquadrare nel dettaglio la ratio del Protocollo: «Prima che mi insediassi a Napoli - spiega Gratteri - venivano effettuate 71 demolizioni l’anno, ora siamo arrivati a 181. Ci siamo concentrati prima sui Campi Flegrei e Ischia. Il criterio che ci siamo dati è questo: prima demoliamo le case di chi ha precedenti penali. Non ci concentriamo sulla costruzione abusiva dell’abbaino. A quello arriveremo, ma c’è un percorso ragionato: prima parliamo di costruzioni di tre o quattro piani totalmente abusive». Il Procuratore poi mette mano ai numeri: «Ci sono circa 800 case che si possono demolire a partire da domani. C’è un problema di costi. Inoltre, si può attingere a risorse regionali per procedere e, in ogni caso, il Comune potrà rivalersi sui responsabili. È importante chiarire che non si tratta di una discrezionalità, ma di un atto dovuto». Gratteri entra nel dettaglio: «Prima di procedere è opportuno un contatto con le parti per far capire che non si sfugge alla demolizione, ma che possono farlo anche loro direttamente con costi contenuti. Procedendo in questo modo, abbiamo riscontrato finora almeno il 30 per cento di demolizioni spontanee. Anche questo è un messaggio di legalità, per dimostrare che questa Amministrazione non ha nulla a che fare con camorristi e faccendieri. Se rispettiamo tutti la legalità ne guadagna l’immagine della città e la qualità della vita di tutti»