Le minacce apparse sui social dopo la demolizione dell’ex cementificio confiscato ai clan non fermano il percorso intrapreso dal Comune sul fronte della legalità e del riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata. Antonio Sabino, 46 anni, all’ottavo anno da sindaco, rivendica il lavoro svolto dalla sua amministrazione, che ha già affidato ad associazioni, cooperative ed enti pubblici oltre 60 dei 73 beni confiscati acquisiti dal patrimonio comunale. Un percorso che, secondo il primo cittadino, ha accompagnato la voglia di riscatto di una città intenzionata a lasciarsi alle spalle le etichette del passato.

Sindaco, come ha vissuto queste minacce arrivate sui social? «A dire la verità non me ne ero nemmeno accorto. Me le ha segnalate, l'altro giorno, un mio collaboratore. In questi anni non ho mai ricevuto minacce dirette legate all'attività amministrativa. Oggi sarò in Prefettura per fare il punto della situazione, insieme alle autorità competenti. Nel frattempo è stata rafforzata la vigilanza nei miei confronti, ma mi sento tranquillo». Non teme che possano esserci segnali di ostilità verso il lavoro svolto sui beni confiscati? «Sul territorio ci sono state, negli ultimi tempi, alcune fibrillazioni, ma più interne agli ambienti criminali che rivolte all’amministrazione comunale. In passato sono stati registrati episodi di vandalizzazione che hanno riguardato beni confiscati riconducibili ai familiari di Nicola Imbriani (clan Polverino, ndr) e, in un’altra occasione, un immobile appartenuto a soggetti della criminalità di Pianura. Più in generale, però, la stragrande maggioranza delle persone, associazioni e forze politiche sono sempre state molto nette sul tema delle confische e della legalità». Qual è oggi il clima che si respira a Quarto? «Vedo una comunità che vuole chiudere definitivamente con il passato. Per anni la città è stata etichettata in un certo modo. Oggi, invece, percepisco un forte desiderio di riscatto collettivo. Dopo otto anni di lavoro la città ha metabolizzato un percorso nuovo e sente il profumo della rinascita. Questa voglia di cambiamento è diffusa e trasversale». Quanto è importante il lavoro delle forze dell’ordine? «È fondamentale. Voglio sottolineare il grande lavoro della Compagnia dei Carabinieri di Pozzuoli e della Tenenza di Quarto, sempre molto presenti e attenti sul territorio. C’è una forte sinergia con le forze dell’ordine e con l’autorità giudiziaria. Questo ci consente di affrontare le sfide con serenità. Da tempo c’è grande attenzione sul territorio. La forza dello Stato prevale sempre». Da dove nasce la scelta di puntare così tanto sui beni confiscati? «Non è stata una scelta studiata a tavolino. È qualcosa che nasce dalla mia storia personale. Sono figlio di lavoratori dello Stato: mia madre insegnante e mio padre dipendente dell’Agenzia delle Entrate. Ho sempre avuto un forte senso delle istituzioni e ritenevo naturale che un’amministrazione valorizzasse i beni sottratti alle cosche. Mi sembrava un’anomalia che restassero inutilizzati o abbandonati. Fin dall’inizio del mandato ho dettato una linea chiara: i beni confiscati dovevano essere recuperati e restituiti alla collettività. Nel 2023, quando mi sono ricandidato, ho avuto la conferma che quella era la strada giusta». L’ex cementificio era uno dei simboli di questo percorso?«Sicuramente. Era un bene sul quale sapevo ci fosse particolare attenzione. Era stato sequestrato nel 1992 e, per oltre trent’anni, non era stato fatto nulla. Per la città aveva un enorme valore simbolico. Più che un problema pratico, dava la sensazione che mancasse la volontà di intervenire. Negli anni c’erano stati tanti progetti diversi. Noi abbiamo deciso di mettere ordine e individuare una direzione unica. Grazie a un finanziamento Pnrr da circa 5 milioni di euro nascerà un centro polivalente con teatro all'aperto, spazi per convegni e attività sociali. È un progetto che cambia completamente il significato di quell’area e la trasforma in un luogo di aggregazione e crescita». Quali saranno i prossimi obiettivi? «Siamo in procinto di inaugurare la Casa della Cultura in piazza Santa Maria, un intervento destinato soprattutto ai giovani e collocato nel cuore della città. Sarà presto attiva, inoltre, la Casa di Comunità all’interno di un bene confiscato, che abbiamo concesso all'Asl Napoli 2 Nord in comodato d’uso per trent’anni. L’obiettivo finale è consegnare alla città tutte le strutture in nostro possesso».