Sulla colpevolezza di Antonello Lovato, condannato in primo grado a 16 anni di carcere per omicidio volontario con dolo eventuale dalla corte d’Assise di Latina, non ci sono mai stati dubbi. Dopo un terribile incidente provocato da un macchinario, utilizzato per stendere i teli di plastica sui filari, che il 17 giugno 2024 aveva amputato un braccio all’operaio Satnam Singh, l’imprenditore agricolo non aveva chiamato i soccorsi ma aveva abbandonato il giovane agonizzante davanti a casa, con l’arto tranciato in una cassetta della frutta. Originario dell’India e appartenente alla comunità sikh, particolarmente numerosa nelle campagne pontine, Satnam era morto in ospedale dopo due giorni di sofferenze.
Sfruttamento e caporalato avevano già ferito e ucciso chi si spezza la schiena nei campi per raccogliere frutta, verdura e ortaggi che finiscono sulle nostre tavole. Ma è stata la morte di Satnam, con le sue agghiaccianti modalità, a gettare nuovamente un fascio di luce sulle vergognose, inumani condizioni di lavoro e di vita cui sono costretti migliaia e migliaia di operaie ed operai agricoli, in buona parte migranti. Braccia a basso costo, reclutate da un capo all’altro della penisola, pagate molto spesso in ‘grigio’ o addirittura in nero da parte di imprenditori con ben pochi scrupoli.










