La letteratura non è un campo compiuto è il territorio più aperto, più aperto ancora di quelle scienze in cui ogni nuova scoperta soppianta le vecchie di Angelica Grivel Serragiovedì 9 luglio 20263' di lettura"La letteratura non è un campo compiuto è il territorio più aperto, più aperto ancora di quelle scienze in cui ogni nuova scoperta soppianta le vecchie (...) perché tutto il suo passato si riversa nel presente». Sorprende pensare che l’esattezza scultorea di queste parole sia da ricondursi a una voce non contemporanea. Eppure, a recarne il peso visionario è Ingeborg Bachmann, scrittrice, poetessa e giornalista austriaca nata nel 1926 e vissuta sino al 1973; trattasi di pensieri risalenti al ciclo di sue lezioni francofortesi raccolte sotto un titolo programmatico, La letteratura come utopia, pubblicate per la prima volta postume, nel 1978, edite in Italia da Adelphi. È un’eredità, quella di Bachmann, forse ingiustamente ancora troppo riposta, specie nei tempi recenti in cui la letteratura pare braccata dall’urgenza d’inscatolarne il senso in un categorico contenitore definitorio.Il centenario della nascita di Bachmann, perciò, si presta, « come opportunità per riscoprire una scrittura eternamente sorgiva. Nonché una planimetria intellettuale ariosa che avrebbe potuto conoscere cieli ancor più ampi, se la vita di Bachmann non fosse stata recisa tragicamente, per via di un rogo accidentale nella sua casa romana di via Giulia, innescato da una sigaretta durante un torpore dovuto ai tranquillanti che, in quel momento, popolavano la sua quotidianità, per domare un periodo di crisi da superlavoro. Gli strascichi del fuoco la condussero alla morte il 17 ottobre del ’73, a meno di un mese dall'incidente, lei non ancora cinquantenne.